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	<title>Società Internazionale di Zooantropologia</title>
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	<description>la relazione con gli animali come volano di cultura</description>
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	Thu, 12 Mar 2026 14:49:07 +0000	</lastBuildDate>
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	<title>Società Internazionale di Zooantropologia</title>
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	<item>
		<title>Intervista con Jacqui Wilmshurst</title>
		<link>https://internationalsocietyofzooanthropology.org/intervista-con-jacqui-wilmshurst/</link>
				<pubDate>Fri, 06 Feb 2026 14:10:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Novello]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Video e podcast]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Cosetta Veronese intervista Jacqui Wilmshurst sulla sua esperienza di fondatrice e gestrice di un santuario per animali selvatici. Nala&#8217;s Nook, questo il nome del santuario, si occupa del recupero di corvidi e scoiattoli grigi, una specie considerata invasiva in Gran Bretagna.</p>
<p>&#160;</p>
<div style="display: flex; justify-content: center; margin: 20px 0;"><iframe style="border-radius: 12px; box-shadow: 0 2px 8px rgba(0,0,0,0.2);" src="https://www.youtube.com/embed/tXxoR9rVJzs" width="280" height="50" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"><br />
</iframe></div>&#8230;<div class="read-more-wrap"><a class="read-more" href="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/intervista-con-jacqui-wilmshurst/">Leggi tutto</a></div>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>Cosetta Veronese intervista Jacqui Wilmshurst sulla sua esperienza di fondatrice e gestrice di un santuario per animali selvatici. Nala&#8217;s Nook, questo il nome del santuario, si occupa del recupero di corvidi e scoiattoli grigi, una specie considerata invasiva in Gran Bretagna.</p>
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<div style="display: flex; justify-content: center; margin: 20px 0;"><iframe loading="lazy" style="border-radius: 12px; box-shadow: 0 2px 8px rgba(0,0,0,0.2);" src="https://www.youtube.com/embed/tXxoR9rVJzs" width="280" height="50" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"><br />
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										</item>
		<item>
		<title>La bufala delle bufale felici</title>
		<link>https://internationalsocietyofzooanthropology.org/la-bufala-delle-bufale-felici/</link>
				<pubDate>Mon, 22 Dec 2025 11:22:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Cosetta Veronese]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://internationalsocietyofzooanthropology.org/?p=3130</guid>
				<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Di Amanda Minervini</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Da molti anni viaggio per l’Italia con i miei studenti americani, e per qualche anno abbiamo anche soggiornato in Campania. Senza anticipare troppe informazioni ai miei studenti, li ho accompagnati a visitare alcune delle famose tenute dove le bufale (Bubalus bubalis) sarebbero “massaggiate e felici,” e quindi la mozzarella, e le carni, sarebbero ancora più deliziose. Mi ha meravigliato l’ampio spettro di reazioni dimostrate dagli studenti, dall’orrore per lo stato degli animali, all’assoluta noncuranza sottolineata da immediate richieste di assaggiare il gelato fatto con il latte delle bufale. Quello che sto scrivendo non è il risultato di un’inchiesta investigativa stile “Report,” ma semplicemente quello che ogni turista può vedere in una qualunque di queste tenute.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ogni volta che sento parlare delle “bufale felici”, quelle che nei video e articoli promozionali ascoltano musica, si grattano con spazzole rotanti e vivono una vita bucolica su prati verdissimi, provo una rabbia profonda. Per anni siamo stati abituati a un immaginario pastorale, come se la mozzarella di bufala fosse il risultato naturale di un’armonia tra esseri umani, territorio e animale. Ma basta scavare un po’ — e leggere alcuni studi scientifici, non solo inchieste attiviste — per scoprire che la verità è molto diversa. In realtà basta una veloce visita turistica in una delle famose masserie felici, magari dopo una visita alla bellissima Paestum, per constatare che si tratti&#8230; proprio di una bufala. In tutte le mie visite non ho mai sentito una sola nota musicale, e le spazzole per alleviare i pruriti delle povere bufale erano sempre malfunzionanti&#8230;</p>
<p style="font-weight: 400;">La bufala è un animale che trae benessere psicofisico dall’accesso all’acqua e all’ambiente umido (Napolitano et al., 2007; De Rosa &#38; Grasso, 2012) e ha un pelo ispido e una pelle particolarmente soggetta a pruriti.</p>&#8230;<div class="read-more-wrap"><a class="read-more" href="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/la-bufala-delle-bufale-felici/">Leggi tutto</a></div>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Di Amanda Minervini</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Da molti anni viaggio per l’Italia con i miei studenti americani, e per qualche anno abbiamo anche soggiornato in Campania. Senza anticipare troppe informazioni ai miei studenti, li ho accompagnati a visitare alcune delle famose tenute dove le bufale (Bubalus bubalis) sarebbero “massaggiate e felici,” e quindi la mozzarella, e le carni, sarebbero ancora più deliziose. Mi ha meravigliato l’ampio spettro di reazioni dimostrate dagli studenti, dall’orrore per lo stato degli animali, all’assoluta noncuranza sottolineata da immediate richieste di assaggiare il gelato fatto con il latte delle bufale. Quello che sto scrivendo non è il risultato di un’inchiesta investigativa stile “Report,” ma semplicemente quello che ogni turista può vedere in una qualunque di queste tenute.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ogni volta che sento parlare delle “bufale felici”, quelle che nei video e articoli promozionali ascoltano musica, si grattano con spazzole rotanti e vivono una vita bucolica su prati verdissimi, provo una rabbia profonda. Per anni siamo stati abituati a un immaginario pastorale, come se la mozzarella di bufala fosse il risultato naturale di un’armonia tra esseri umani, territorio e animale. Ma basta scavare un po’ — e leggere alcuni studi scientifici, non solo inchieste attiviste — per scoprire che la verità è molto diversa. In realtà basta una veloce visita turistica in una delle famose masserie felici, magari dopo una visita alla bellissima Paestum, per constatare che si tratti&#8230; proprio di una bufala. In tutte le mie visite non ho mai sentito una sola nota musicale, e le spazzole per alleviare i pruriti delle povere bufale erano sempre malfunzionanti&#8230;</p>
<p style="font-weight: 400;">La bufala è un animale che trae benessere psicofisico dall’accesso all’acqua e all’ambiente umido (Napolitano et al., 2007; De Rosa &amp; Grasso, 2012) e ha un pelo ispido e una pelle particolarmente soggetta a pruriti. La letteratura etologica documenta come il pascolo e la possibilità di immergersi o sostare in acqua siano comportamenti naturali fondamentali. La privazione di questi elementi provoca stress, maggiore incidenza di zoppie e problemi podali — un fenomeno ben documentato nelle bovine da latte allevate su cemento, e che vale a maggior ragione per le bufale (Cook &amp; Nordlund, 2009). Gli allevamenti bufalini intensivi in Campania sono ormai la norma, non l’eccezione. Già vent’anni fa, Masucci et al. (2003) avevano rilevato criticità significative nelle aziende bufaline campane, anche in quelle biologiche, utilizzando l’indice ANI (Animal Needs Index). Lo studio mostrava problemi di spazio insufficiente, carenze di stimoli e arricchimenti, e condizioni sanitarie non ottimali. È doloroso pensare che ciò che già allora risultava problematico oggi sia diventato strutturale: densità elevatissime, pavimentazione in cemento, condizioni igieniche insufficienti.</p>
<p><a href="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/la-bufala-delle-bufale-felici/bufale_2-2/" rel="attachment wp-att-3143"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-3143" src="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2025/12/Bufale_2-1.png" alt="" width="558" height="933" srcset="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2025/12/Bufale_2-1.png 558w, https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2025/12/Bufale_2-1-179x300.png 179w, https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2025/12/Bufale_2-1-400x669.png 400w" sizes="(max-width: 558px) 100vw, 558px" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="color: #999999;">[Le vere condizioni delle bufale durante una normale visita turistica: niente pascolo, niente musica, e nessuna spazzola per grattarsi. Le bufale mostrano chiaramente ansia, malessere, sofferenza o completo sconforto e apparente distacco. Tutte le foto di questo articolo sono dell’autrice.]</span></p>
<p style="font-weight: 400;">Quando poi leggo rapporti scientifici come quelli di Campanile et al. (2010), che analizzano la fisiologia della bufala in lattazione, capisco quanto sia fragile l’equilibrio biologico di questi animali. Le bufale, come naturalmente le mucche, non sono “macchine da latte”, come spesso vengono trattate: sono animali con esigenze etologiche precise, fra cui ambienti umidi e possibilità di movimento. Il confinamento intensivo, unito alla pressione produttiva, altera profondamente il loro benessere. E poi c’è la questione dei vitelli, forse la parte che più colpisce emotivamente. La separazione precoce dalle madri è una pratica diffusa, benché la letteratura sul comportamento materno nei bovini dimostri l’importanza del legame madre-figlio per la riduzione dello stress neonatale e per un corretto sviluppo comportamentale (von Keyserlingk &amp; Weary, 2007; Flower &amp; Weary, 2003). Gli studi sull’impatto psicologico della separazione precoce nelle vacche segnalano vocalizzazioni prolungate, agitazione, riduzione dell’ingestione e comportamenti stereotipati: fenomeni osservati anche nei bufali, come documentato da De Rosa et al. (2009). Nelle cosiddette aziende delle “bufale felici”, i vitellini vengono lasciati con le madri solo per dieci giorni, poi trascorrono alcune settimane da soli in gabbie buie, affrontando alti tassi di mortalità e condizioni durissime. Questi vitelli non sono nemmeno nascosti: basta esplorare oltre i piazzali sporchi e sovraffollati dove si trovano gli adulti per imbattersi nei piccoli. Anche solo il letame raccolto mensilmente per produrre biomasse fattura circa 50 mila euro al mese, dunque gli introiti non mancano e si potrebbe benissimo reinvestire per migliorae il <em>welfare</em> e la cura di questi animali, fra l’altro indubbiamente intelligenti e sensibili (con ciò non intendo dire che sono solo gli animali intelligenti a meritare maggiore benessere: tutte le forme di vita lo meritano).</p>
<p style="font-weight: 400;">Niente di tutto questo compare nelle <em>brochure</em> patinate delle masserie. Più che pratiche mirate al benessere, La musica classica e le spazzole sono invece un tentativo di distrarre i consumatori e di ripulirne la coscienza. La letteratura accademica è chiara: il benessere animale non può essere affidato a gadget, a ideali capitalistici antropocentrici, ma dipende da accesso al pascolo, spazio, qualità della gestione, autonomia degli animali e rispetto dei loro comportamenti naturali (Fraser, 2008). Anche la tecnologia delle “smart farm”, tanto celebrata dai media, risulta ambigua alla luce degli studi. L’automazione può facilitare la gestione, ma se l’animale resta confinato su cemento per tutta la vita, l’impatto sul benessere resta marginale (Gasparotto et al., 2021). Le tecnologie digitali, da sole, non sostituiscono ciò che gli etologi chiamano “natural living” o “species-appropriate environment” — uno dei tre pilastri fondamentali del <em>welfare</em> animale. Sul piano sanitario, le controversie sugli abbattimenti per sospetta brucellosi e TBC sollevano ulteriori quesiti. Diversi report tecnici e parlamentari hanno evidenziato come gli abbattimenti abbiano riguardato numeri enormi di animali, ben superiori ai casi realmente positivi, generando conflitti tra allevatori e istituzioni (Relazione Senato della Repubblica, 2022). Non servono studi scientifici per capire che quando un sistema di allevamento è fragile, sovraffollato e stressato, le malattie trovano un terreno fertile. È semplice epidemiologia. La letteratura veterinaria aggiunge un altro elemento cruciale: l’accumulo di deiezioni, se non gestito correttamente, aumenta il rischio di mastiti, infezioni podali e contaminazioni ambientali (Smith, 2002). Una stalla pulita non è una mera questione estetica: è una condizione strutturale della salute animale. E non posso fare a meno di pensare che tutto questo debba cambiare. Non per idealismo, ma perché ce lo dice la scienza. Gli studi sugli allevamenti estensivi mostrano che un maggiore accesso all’esterno riduce stress, malattie, mortalità neonatale e bisogno di antibiotici (Olmos et al., 2009). È quindi possibile una filiera più etica? Sì, ma a patto di rimettere l’animale — non la produttività — al centro del sistema.</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #999999;">[Maggio 2024, vitellini di bufala isolati in gabbie scure che esibiscono comportamenti stereotipati.]<a href="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/la-bufala-delle-bufale-felici/bufale_3-2/" rel="attachment wp-att-3141"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-3141" src="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2025/12/Bufale_3-1.png" alt="" width="839" height="1118" srcset="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2025/12/Bufale_3-1.png 839w, https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2025/12/Bufale_3-1-225x300.png 225w, https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2025/12/Bufale_3-1-768x1024.png 768w, https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2025/12/Bufale_3-1-400x533.png 400w" sizes="(max-width: 839px) 100vw, 839px" /></a></span></p>
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<p style="text-align: left;">A questo punto, i consumatori dovrebbero almeno pretendere la verità. Se vogliamo davvero parlare di bufale felici, allora dobbiamo fare in modo che lo siano davvero: che abbiano spazio, erba, acqua, relazione materna, dignità. Nel caso degli animali da latte, i vitellini non dovrebbero essere prematuramente separati dalle madri solo per assicurarsi di commercializzare tutto il latte. Se ci vantiamo di essere una specie evoluta, siamo certamente anche in grado di conservare una parte del latte per i vitelli, senza doverli allontanare completamente dalle madri o per lo meno da una vacca “nutrice”. Se non fosse la scienza a dircelo, basterebbe un minimo di empatia, che è poi anche etica. Ma più passa il tempo, più sento che per lo meno la scienza dovremmo ascoltarla.</p>
<p><span style="color: #999999; font-size: 1em;">[Anche altri animali ospiti di queste tenute vivono in condizioni di negligenza, con il benestare dei veterinari responsabili delle tenute (che ignorano ogni segnalazione). Purtroppo ho riscontrato molta insensibilità tra i veterinari italiani che lavorano con gli animali da allevamento, un tratto che di norma non caratterizza questa categoria.]</span></p>
<p><a href="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/la-bufala-delle-bufale-felici/bufale_4/" rel="attachment wp-att-3139"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-3139" src="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2025/12/Bufale_4-225x300.png" alt="" width="225" height="300" srcset="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2025/12/Bufale_4-225x300.png 225w, https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2025/12/Bufale_4-400x533.png 400w, https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2025/12/Bufale_4.png 445w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a><a href="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/la-bufala-delle-bufale-felici/bufale_5/" rel="attachment wp-att-3131"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-3131 alignleft" src="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2025/12/Bufale_5-225x300.png" alt="" width="225" height="300" srcset="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2025/12/Bufale_5-225x300.png 225w, https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2025/12/Bufale_5-400x533.png 400w, https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2025/12/Bufale_5.png 445w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a></p>
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<p style="font-weight: 400;"><strong>Bibliografia </strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Campanile, G., Neglia, G., Di Palo, R., Gasparrini, B., Vecchio, D., Russo, M., &amp; Zicarelli, L. (2010). Physiological and productive responses of dairy buffaloes to different feeding and management systems. <em>Italian Journal of Animal Science</em>, 9(2), 245–257.</p>
<p style="font-weight: 400;">Cook, N. B., &amp; Nordlund, K. V. (2009). The influence of the environment on dairy cow behavior, claw health and herd lameness dynamics. <em>Veterinary Journal</em>, 179(3), 360–369.</p>
<p style="font-weight: 400;">De Rosa, G., Grasso, F., &amp; Napolitano, F. (2009). Metodologie di valutazione del benessere nelle bufale da latte. <em>Large Animal Review</em>, 15(3), 123–130.</p>
<p style="font-weight: 400;">De Rosa, G., &amp; Grasso, F. (2012). Behaviour and welfare of buffaloes. <em>Italian Journal of Animal Science</em>, 11(2), 220–230.</p>
<p style="font-weight: 400;">Flower, F. C., &amp; Weary, D. M. (2003). The effects of early separation on the dairy cow and calf. <em>Applied Animal Behaviour Science</em>, 80(4), 301–318.</p>
<p style="font-weight: 400;">Fraser, D. (2008). Understanding animal welfare: The science in its cultural context. Wiley-Blackwell.</p>
<p style="font-weight: 400;">Gasparotto, P., et al. (2021). Precision livestock farming and dairy buffalo production: limits and opportunities. <em>Frontiers in Veterinary Science</em>, 8, 1–12.</p>
<p style="font-weight: 400;">Masucci, F., Di Francia, A., De Rosa, G., &amp; Grasso, F. (2003). Problematiche alimentari e del benessere animale in aziende bufaline della Campania. <em>Università degli Studi di Napoli Federico II</em>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Napolitano, F., Pacelli, C., Grasso, F., &amp; De Rosa, G. (2007). The behavior and welfare of buffaloes (Bubalus bubalis) in dairy farms. <em>Italian Journal of Animal Science</em>, 6(S1), 333–336.</p>
<p style="font-weight: 400;">Smith, K. L. (2002). Mastitis in dairy animals: a review. <em>Journal of Dairy Science</em>, 85(5), 1141–1149.</p>
<p style="font-weight: 400;">Von Keyserlingk, M. A. G., &amp; Weary, D. M. (2007). Maternal behavior in cattle. <em>Hormones and Behavior</em>, 52(1), 106–113.</p>
<p style="font-weight: 400;">Olmos, G., Boyle, L., Hanlon, A., Patton, J., Murphy, J. J., Mee, J. F. (2009). Calf health and behaviour in dairy systems with high versus low outdoor access. <em>Applied Animal Behaviour Science</em>, 120(1–2), 35–41.</p>
]]></content:encoded>
										</item>
		<item>
		<title>Le relazioni uomo-animale e politiche sanitarie one health, fra arte e storia</title>
		<link>https://internationalsocietyofzooanthropology.org/le-relazioni-uomo-animale-e-politiche-sanitarie-one-health-fra-arte-e-storia/</link>
				<pubDate>Sun, 23 Nov 2025 11:12:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Novello]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Convegni]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://internationalsocietyofzooanthropology.org/?p=3100</guid>
				<description><![CDATA[<p>Il convegno si terrà a Padova dal 04 al 06 dicembre 2025, maggiori informazioni nella locandina dell&#8217;evento scaricabile dal link qui sotto.</p>
<p><a href="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2025/11/Flyer_arteanimali.pdf">Locandina Convegno Padova</a></p>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>Il convegno si terrà a Padova dal 04 al 06 dicembre 2025, maggiori informazioni nella locandina dell&#8217;evento scaricabile dal link qui sotto.</p>
<p><a href="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2025/11/Flyer_arteanimali.pdf">Locandina Convegno Padova</a></p>
]]></content:encoded>
										</item>
		<item>
		<title>Leopardi, poeta del più che umano</title>
		<link>https://internationalsocietyofzooanthropology.org/leopardi-poeta-del-piu-che-umano/</link>
				<pubDate>Sun, 16 Nov 2025 18:21:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Cosetta Veronese]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://internationalsocietyofzooanthropology.org/?p=3091</guid>
				<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Di Roberto Marchesini</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Nel panorama marcatamente antropocentrico dell’umanismo italiano, Giacomo Leopardi costituisce un esempio particolare non solo per la radicale critica all’antropocentrismo, ma altresì per la particolare sensibilità che introduce nella sua poetica, che precorre l’esistenzialismo esteso della filosofia postumanista. Leopardi nello Zibaldone ci mostra la materia come un’entità poietica e potenzialmente capace di pensiero, in una sorta di panismo che rompe qualunque forma di barriera all’interno della fenomenologia della vita. In questo continuum vitale e pensante, il poeta di Recanati sottolinea la pluralità dell’essere, di cui l’essere umano non rappresenta il vertice o la perfezione, bensì una fase transitoria, ponendo così una critica all’universalismo vitruviano.</p>
<p style="font-weight: 400;">Possiamo dire che Leopardi sia il poeta della condivisione, del sentire comune diffuso tra tutti gli esseri viventi, un con-sentire che si manifesta attraverso predicati di somiglianza e comunione. Ne è un esempio esplicito il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, in cui la trasversalità predicativa viene tradotta nei versi: “in qual forma o stato che sia”. Tra i predicati condivisi ritroviamo innanzitutto la fragilità, quell’essere esposto alla crudezza del mondo che rende la vita commovente per certi aspetti e nello stesso tempo dotata di una sorta di eroismo inerente, di un valore morale in sé. In questo senso la fragilità dell’essere-in-vita e l’inevitabile caducità di questa condizione, un destino ineluttabile, induce un senso di fraternità, che assegna alla pietà non solo un significato emozionale ma altresì una valenza etica. Per altri versi, la fragilità se contrapposta allo slancio vitale che caratterizza la natura naturata, proprio in virtù della tensione eroica della vita – dotata al tempo stesso di eros e di coraggio – è di insegnamento all’essere umano.</p>
<p style="font-weight: 400;">Leopardi è altresì il poeta del corpo, un corpo commovibile nella sua dimensione affettiva, in quanto emozionabile e desiderante.</p>&#8230;<div class="read-more-wrap"><a class="read-more" href="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/leopardi-poeta-del-piu-che-umano/">Leggi tutto</a></div>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Di Roberto Marchesini</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Nel panorama marcatamente antropocentrico dell’umanismo italiano, Giacomo Leopardi costituisce un esempio particolare non solo per la radicale critica all’antropocentrismo, ma altresì per la particolare sensibilità che introduce nella sua poetica, che precorre l’esistenzialismo esteso della filosofia postumanista. Leopardi nello Zibaldone ci mostra la materia come un’entità poietica e potenzialmente capace di pensiero, in una sorta di panismo che rompe qualunque forma di barriera all’interno della fenomenologia della vita. In questo continuum vitale e pensante, il poeta di Recanati sottolinea la pluralità dell’essere, di cui l’essere umano non rappresenta il vertice o la perfezione, bensì una fase transitoria, ponendo così una critica all’universalismo vitruviano.</p>
<p style="font-weight: 400;">Possiamo dire che Leopardi sia il poeta della condivisione, del sentire comune diffuso tra tutti gli esseri viventi, un con-sentire che si manifesta attraverso predicati di somiglianza e comunione. Ne è un esempio esplicito il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, in cui la trasversalità predicativa viene tradotta nei versi: “in qual forma o stato che sia”. Tra i predicati condivisi ritroviamo innanzitutto la fragilità, quell’essere esposto alla crudezza del mondo che rende la vita commovente per certi aspetti e nello stesso tempo dotata di una sorta di eroismo inerente, di un valore morale in sé. In questo senso la fragilità dell’essere-in-vita e l’inevitabile caducità di questa condizione, un destino ineluttabile, induce un senso di fraternità, che assegna alla pietà non solo un significato emozionale ma altresì una valenza etica. Per altri versi, la fragilità se contrapposta allo slancio vitale che caratterizza la natura naturata, proprio in virtù della tensione eroica della vita – dotata al tempo stesso di eros e di coraggio – è di insegnamento all’essere umano.</p>
<p style="font-weight: 400;">Leopardi è altresì il poeta del corpo, un corpo commovibile nella sua dimensione affettiva, in quanto emozionabile e desiderante. Il desiderio viene interpretato da Leopardi non più come una meta, un proposito, un’ambizione, il bisogno di colmare una mancanza e tanto meno uno specifico desiderato, bensì nei termini di predicativo del soggetto, di qualità implicita, in quanto predicato verbale, che indica una tensione espressiva più che un bisogno effettivo di qualcosa. Il desiderante leopardiano viene descritto con il termine di vaghezza, espressione intensiva dell’essere-in-vita, potremmo dire dotata di un carattere copulativo, che ne dà un’apparenza teleologica, ma in sé è indefinita nei contenuti ovvero vocata a dotarsi solo successivamente di contenuti. Nella poesia Il passero solitario, la vaghezza di questo uccello – Monticola solitarius – non è verso qualcosa di preciso, ma si risolve in uno stile di vita, che nell’esprimere la propria natura dà un significato effettivo al desiderante, offrendo all’uccello la propria dimensione di appagamento, per cui “erra l’armonia per questa valle”, che ci offre l’immagine plastica della gioia di essere-in-vita.</p>
<p style="font-weight: 400;">La fenomenologia della vita in Leopardi si manifesta pertanto in una teoria del desiderante che da una titolarità di agency all’individuo, per quanto non eradicata dalla propria dimensione esistenziale. Difatti, la tensione desiderante: i) da una parte è radicata nella natura di chi desidera – “di natura è frutto ogni vostra vaghezza” – è cioè predicativa del soggetto; ii) dall’altra, proprio grazie al suo non implicare un contenuto bensì esprimere un predicato verbale inerente al soggetto, resta in sé indefinita, per l&#8217;appunto dotata di vaghezza. Da questo si sviluppa una titolarità dell’individuo nell’agire, perché la condizione indefinita del desiderante lascia spazio alla traduzione intenzionale – per dirla con le parole di Franz Brentano – ossia consente al soggetto l’estro e la libertà di completarla di contenuti modali: verso cosa dirigere l’azione intenzionale, cui aggiungere tutti i complementi circostanziali a essa riferiti. Questa prevalenza dell’espressione nella concezione leopardiana del desiderio, ritorna più volte, per esempio nella poesia Il sabato del villaggio, in cui prevale la gioia dell’immaginazione, il piacere dell’indefinizione. Si tratta di una condizione di languore espressivo, che spinge all’azione ogni essere vivente, “Gli altri augelli contenti, a gara insieme / Per lo libero ciel fan mille giri”, affratellando tutte le creature.</p>
<p style="font-weight: 400;">Leopardi mette in rilievo un altro aspetto di comunanza tra gli esseri viventi e potremmo dire lo pone come problema filosofico centrale nello Zibaldone, la dimensione temporale della vita. Il piacere è sempre temporaneo, per cui la felicità non può mai aspirare all’assolutezza, perché resta sempre confinata nel relativo e nel transeunte. Anche l’esperienza viene riportata in una condizione diacronica attraverso il principio dell’assuefazione, un processo di conformazione al mondo che si realizza nel tempo e attraverso il tempo. Ancor più che lo spazio è il tempo infinito a portare Leopardi nel naufragio, a fargli provare il sentimento ambivalente del sublime. La stessa consapevolezza di una caducità implicita nella vita suscita in Leopardi la vertigine temporale, che per certi versi toglie il fiato di fronte all’immensità delle “morte stagioni”, dall’altra mostra la risonanza, crea cioè quella dimensione immaginifica che da una sostanza diacronica all’esistenza stessa. Per Leopardi il transeunte non conduce a un’enfatizzazione del presente, all’imperativo del cogliere l’attimo o al sentimento sincronico del vivere il qui e ora, bensì allarghi lo spazio temporale creando un senso di sospensione cairologica – come se la dimensione cronologica del tempo di colpo perdesse consistenza – per cui l’attimo diventa espressione della risonanza.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nella poesia La sera del dì di festa, questo senso di smarrimento temporale è sottolineato più volte, per esempio già nella prima strofa “Dolce e chiara è la notte e senza vento”, che ci trasmette una sensazione di sospensione, di presenza al di là del tempo stesso, col suo silenzio notturno e la sua chiarezza spaziale, non interrotto dal vento e dai suoi inevitabili fruscii. Nella poesia ogni altro riferimento – il sogno della donna amata, il solitario canto dell’artigiano, la consapevolezza della propria mortalità, le gesta dei popoli antichi – tutto è risucchiato nel vortice del tempo. Il tempo diviene metrica dell’esistenza, ma proprio per questo l’elan vital della pianta, nella poesia La ginestra assume una rilevanza ontologica ben precisa, perché consente all’essere umano di guardarsi da una prospettiva differente. In questo senso la critica leopardiana all’antropocentrismo riguarda anche l’importanza del decentramento esistenziale, l’unico modo per potersi vedere. In questo senso per Leopardi le alterità nonumane non sono mai estranee o a lui aliene, non sono mai altro-da-sé, bensì rappresentano uno specchio in cui il poeta si rivede o meglio riesce a svelare qualcosa di nascosto della propria esistenza. La natura per Leopardi è già di per sé epifania in versi e si presenta come una rivelazione che dev’essere ascoltata con attenzione e accolta come estensione di sé.</p>
<p style="font-weight: 400;">Possiamo a questo punto chiederci se Leopardi possa essere considerato, pur all’interno di una cornice culturale umanista, un poeta e filosofo del più-che-umano, se in qualche modo la sua poetica si avvicina, e quindi precorre, il postumanismo esistenziale. Dal mio punto di vista questa vicinanza per quanto azzardata possa sembrare non è priva di fondamento. La sua sensibilità lo porta a una critica dell’antropocentrismo pensata, tuttavia, primariamente sotto il profilo ontologico ed estetico – potremmo definirlo con la sola parola “poetico” – vale a dire sentito ancor prima che ragionato. L’essere parte di un destino comune consente al poeta una riflessione sull’umano scevra da distorsioni, vanità, autocelebrazioni, ma profondamente vissute, scritte sullo spartito esistenziale non attraverso una chiusura nella sofferenza ripiegata in sé ma nella partecipazione. E si tratta di un essere partecipe che non è mai chiuso all’interno dell’umanità, ma che coinvolge ogni essere vivente e che si riflette su tutte le creature divenendo un’espressione più-che-umana. In alcune poesie apparentemente svolte su un pessimismo cosmico, troviamo al contrario un vero e proprio afflato di condivisione esistenziale con tutte le creature, un sollievo nel sentirsi parte di qualcosa che va al di là della morte, perché nell’espressione generosa della vita, anche di fronte all’inevitabilità della fine e nella cieca banalità del male, scaturisce il senso stesso della morale.</p>
<p style="font-weight: 400;">Leopardi è un poeta dell’esistenzialismo esteso, che anche nella tristezza mai si rinchiude in se stesso, mai si concede a un solipsismo disperante, ma sempre si apre alla comunione con il mondo, sempre apre tutti i pori della sua esistenza alle voci che gli provengono dalla natura. C’è in lui la necessità impellente dell’accoglienza, del riflettersi nelle creature che lo circondano. La vita che si esprime attraverso le creature, la natura naturata, diventa così un’Epifania, una rivelazione capace di trascendere la dimensione individuale, la solitudine mortifera dell’individuazione, perché crea una trasversalità esistenziale. È un’epifania che riguarda anche la dimensione temporale estendendo il sentire oltre il qui e ora, in una partecipazione diacronica. Leopardi crea poesie dai forti contenuti sensoriali e sinestesici. Per descrivere il passero solitario che mostra la sua gioia cantando e volando usa il verso “erra l’armonia per questa valle”. Così facendo ci fa partecipi di una visione e di una musicalità che non resta nella dimensione fenomenica, non è uno sfondo, perché riverbera nella condizione del poeta, diviene esistenziale.</p>
<p style="font-weight: 400;">Confrontando questa poetica con il postumanismo esistenziale non possiamo non rilevare rilevanti punti in comune. La filosofia postumanista è un movimento di pensiero molto variegato al suo interno, tuttavia possiamo rinvenire alcuni temi o impostazioni comuni che la rendono riconoscibile e nello stesso tempo mostrano la discontinuità che essa inaugura. Tra gli aspetti che tuttavia mi sento di dover mettere in evidenza in questa filosofia vi è sicuramente quello della condivisione. Il postumanismo si caratterizza per la prevalenza della dimensione orizzontale dell’esistenza, al contrario del pensiero umanista in cui prevale la dimensione verticale: l’aspirazione umana a disgiungersi dal mondo, a ritagliarsi da ogni sfondo e a elidere ogni possibile condivisione, perché nella smania ascensionale e individuativa l’umanista tende a disgiungere. Nel postumanismo, viceversa, occorre favorire il flusso che intercorre nella fenomenologia della vita, mettere in rilievo le aree condivise, allargare le braccia in segno ospitale, immergersi nel continuum dionisiaco e organico. È una filosofia della sovrapposizione degli enti, dell’essere-con, dell’interconnessione e della reciproca ibridazione, della convivialità nell’essere-per-la vita. Va ribadito il carattere coniugativo del postumanismo: una filosofia che considera l’ente nei suoi predicati come espressione emergente dal carattere relazionale e dal momento relazionale instaurato dall’ente stesso. In pratica il postumanismo rigetta la visione essenzialista ed emanativa. In questo senso notiamo una profonda differenza rispetto all’impostazione umanista.</p>
<p style="font-weight: 400;">Uno dei caratteri principali della filosofia postumanista riguarda il suo mettere al centro la dimensione vitale, per certi versi incarnata, della relazione, la prevalenza del corpo nella fenomenologia della vita, per cui ogni separazione è apparente, è una distorsione prospettica, perché la vita è un continuo meticciamento esistenziale. Noi siamo attraverso gli altri. La vita per Leopardi è soprattutto tensione desiderante, inerente il soggetto nella sua specificità, ma nello stesso tempo proiettata nel mondo e condivisa tra le creature del mondo, presente in tutte le forme di vita. Leopardi utilizza un termine significativo per descrivere il desiderare come carattere proprio della vita: vaghezza, che richiama la tensione verso l’indefinito. Siamo di fronte a una tensione desiderante che non mostra il suo volto rapace, il suo desiderio di appropriarsi del mondo, ma che si traduce in un desiderio espressivo, in una partecipazione alla vita che in certi momenti diventa persino donazione. Ne è un esempio la poesia dedicata alla ginestra che anche davanti alle avversità del luogo e delle circostanze dona il suo profumo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Parole come sensitività, affettività, fragilità, ospitalità, bisogno, donazione e persino caducità costituiscono la geografia concettuale che permette al postumanismo di tracciare una mappa di proiezione orizzontale nel mondo. Una ontologia basata sull’accoglienza e sull’ibridazione trasversale che interconnette ogni esistenza nel tempo e nello spazio. In questo senso parliamo di un esistenzialismo esteso, un essere-per-la-relazione e nello stesso tempo un essere-per-la-vita, che si differenzia in modo netto dall’esistenzialismo individuale, tipico dell’umanismo, che inevitabilmente cade nell’essere-per-la-morte. L’esistenzialismo esteso pone la relazione ibridante come evento ontologico fondamentale. L’esistenzialismo esteso si realizza in tre direzioni principali: la sensitività della carne, l’affettività del corpo, l’espressività del soggetto. Le relazioni che intesse sono espressione di una co-implicazione, l’espressione delle predisposizioni degli enti in relazione, e di una co-esplicazione, l’emergenza e lo sviluppo di nuovi predicati attraverso l’ibridazione. Ho voluto ricordare alcuni principi della filosofia postumanista, come la sua visione orizzontale nell’ambito della fenomenologia della vita, negli aspetti di condivisione di una condizione esistenziale che nella precarietà, nella fragilità e persino nella caducità esprime la sua forza. In questa direzione, Leopardi è il poeta che rompe le barriere tra l’umano e il nonumano.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’abbraccio fraterno che Leopardi auspica tra tutte le creature diventa un messaggio oggi più che mai attuale di fronte alla gravissima crisi ecologica. Il postumanismo, infatti, ha un senso se sarà in grado di cambiare le nostre prospettive isolazioniste, se sapremo andare oltre al bisogno di disgiungerci dal mondo e segnare distinzioni per sostenere di Esistere. In questo Leopardi ci manda un messaggio di eco-politica non più eludibile, non solo mostrandoci l’insussistenza dell’antropocentrismo, ma ricordandoci come solo in una dimensione partecipativa l’essere umano può ritrovarsi e dispiegare in pienezza le sue qualità esistenziali, perché le altre creature non sono uno sfondo ma ci riportano il senso dell’esistenza.</p>
]]></content:encoded>
										</item>
		<item>
		<title>Dimensioni di relazione in ZA equina. In conversazione con Amanda Minervini.</title>
		<link>https://internationalsocietyofzooanthropology.org/dimensions-of-relationship-in-applied-za-with-horses-a-talk-with-amanda-minervini/</link>
				<pubDate>Fri, 19 Sep 2025 08:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Cosetta Veronese]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Video e podcast]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Cosetta Veronese intervista Amanda Minervini sulla sua esperienza come fondatrice di EGHLE (Equine Guided Learning and Healing Experience) e sul suo rapporto con i cavalli, compagni di vita anche accademica.</p>
<p>&#160;</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Cosetta Veronese intervista Amanda Minervini sulla sua esperienza come fondatrice di EGHLE (Equine Guided Learning and Healing Experience) e sul suo rapporto con i cavalli, compagni di vita anche accademica.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Biosfera: Essere parte della Natura</title>
		<link>https://internationalsocietyofzooanthropology.org/biosfera-essere-parte-della-natura-giornate-internazionali-di-studio/</link>
				<pubDate>Thu, 18 Sep 2025 07:33:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Cosetta Veronese]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[GIS (Giornate Internazionali di Studio)]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Filla, Centro per l&#8217;Ambiente e la Sostenibilità<br />
Parco della Montagnola, Bologna</p>&#8230;<div class="read-more-wrap"><a class="read-more" href="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/biosfera-essere-parte-della-natura-giornate-internazionali-di-studio/">Leggi tutto</a></div>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>Filla, Centro per l&#8217;Ambiente e la Sostenibilità<br />
Parco della Montagnola, Bologna</p>
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										</item>
		<item>
		<title>Progetto Valentino Stanic</title>
		<link>https://internationalsocietyofzooanthropology.org/2999/</link>
				<pubDate>Fri, 06 Dec 2024 10:18:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Cosetta Veronese]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Convegni]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Per visualizzare la locandina della presentazione del 7 dicembre <a href="https://www.facebook.com/photo/?fbid=2058141987982149&#38;set=a.170577483405285" target="_blank" rel="noopener">clicca qui</a></p>
<p>Per informazioni sul progetto <a href="https://www.varianticoop.com/ProgettoValentinStanič/" target="_blank" rel="noopener">clicca qui</a></p>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>Per visualizzare la locandina della presentazione del 7 dicembre <a href="https://www.facebook.com/photo/?fbid=2058141987982149&amp;set=a.170577483405285" target="_blank" rel="noopener">clicca qui</a></p>
<p>Per informazioni sul progetto <a href="https://www.varianticoop.com/ProgettoValentinStanič/" target="_blank" rel="noopener">clicca qui</a></p>
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										</item>
		<item>
		<title>Putin’s dog and Merkel’s fear – a strategic defeat</title>
		<link>https://internationalsocietyofzooanthropology.org/putins-dog-and-merkels-fear-a-strategic-defeat/</link>
				<pubDate>Sat, 30 Nov 2024 17:02:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Cosetta Veronese]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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				<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>By Andreas Moser</strong></p>
<p>&#160;</p>
<p style="font-weight: 400;">Angela Merkel is afraid. The most “natural” explanation for fear is the presence of an actual danger. For example, being bitten or attacked by a wild animal, shot by a killer, falling while mountain climbing, or forgetting your lines while reciting on stage in front of an audience.</p>
<p style="font-weight: 400;">Zoophobias, however, are fears that do not solely arise from the presence of dangerous animals. They manifest regardless of whether wild animals are locked in zoos, dogs are kept on the leash or cats roam freely around the house when you visit their humans. A zooanthropologist knows very well that the history of civilization would have been different if our ancestors had not been scared of species such as mammoths, saber-toothed tigers, bears and wolves.</p>
<p style="font-weight: 400;">Angela Merkel is scared of dogs – cynophobia. For her, this fear is neither imaginary nor an expression of social reserve. It stems from a very real experience: she was once bitten by a dog. We know that Merkel and her family lived under Russian influence in former East Germany. Like Merkel, Putin&#8217;s cute dog might also know what it means to &#8220;be kept&#8221; by Russians.</p>
<p style="font-weight: 400;">Without jumping to conclusions, we notice that Angela Merkel shares her fear of dogs with Michael Jackson. Yet, despite his fear of mice, someone like Walt Disney could create the world’s most famous movie mouse, Mickey. However, it’s not my intention here to describe how Adolf Hitler curbed his cat phobia.</p>
<p style="font-weight: 400;">Personally, I struggle to understand why some people would like to keep fighting dogs, admire their fighting abilities and biting strength, and walk them in city parks. Nevertheless, it is absurd to assume that Putin acted in bad faith when he allowed his Labrador to roam freely during Merkel’s visit.</p>&#8230;<div class="read-more-wrap"><a class="read-more" href="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/putins-dog-and-merkels-fear-a-strategic-defeat/">Leggi tutto</a></div>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>By Andreas Moser</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-weight: 400;">Angela Merkel is afraid. The most “natural” explanation for fear is the presence of an actual danger. For example, being bitten or attacked by a wild animal, shot by a killer, falling while mountain climbing, or forgetting your lines while reciting on stage in front of an audience.</p>
<p style="font-weight: 400;">Zoophobias, however, are fears that do not solely arise from the presence of dangerous animals. They manifest regardless of whether wild animals are locked in zoos, dogs are kept on the leash or cats roam freely around the house when you visit their humans. A zooanthropologist knows very well that the history of civilization would have been different if our ancestors had not been scared of species such as mammoths, saber-toothed tigers, bears and wolves.</p>
<p style="font-weight: 400;">Angela Merkel is scared of dogs – cynophobia. For her, this fear is neither imaginary nor an expression of social reserve. It stems from a very real experience: she was once bitten by a dog. We know that Merkel and her family lived under Russian influence in former East Germany. Like Merkel, Putin&#8217;s cute dog might also know what it means to &#8220;be kept&#8221; by Russians.</p>
<p style="font-weight: 400;">Without jumping to conclusions, we notice that Angela Merkel shares her fear of dogs with Michael Jackson. Yet, despite his fear of mice, someone like Walt Disney could create the world’s most famous movie mouse, Mickey. However, it’s not my intention here to describe how Adolf Hitler curbed his cat phobia.</p>
<p style="font-weight: 400;">Personally, I struggle to understand why some people would like to keep fighting dogs, admire their fighting abilities and biting strength, and walk them in city parks. Nevertheless, it is absurd to assume that Putin acted in bad faith when he allowed his Labrador to roam freely during Merkel’s visit. This would only seem plausible to people who are either scared of dogs or lack knowledge about them. In fact, since in common parlance Labradors are considered “social” and “friendly” dogs, to cater to prejudices Putin should have welcomed Merkel with a German shepherd. Would that have scared her more?</p>
<p style="font-weight: 400;">In her memoirs, Merkel recalls having told Putin about her cynophobia a year before their meeting. How could someone like Putin have forgotten? Perhaps it was similar to when I, while skiing down a black slope, shouted at my little sister: “Come on, don’t be scared! It&#8217;s fun!&#8221;. Was Putin just overjoyed, caught up in the moment, or exhibiting machismo?</p>
<p style="font-weight: 400;">When in 2007 Putin hosted Merkel after Sochi had been chosen to host the 2014 Olympic Games, he was in a good mood, surrounded by friends. He probably simply wanted to share with others his joy of feeling at home – which included the joy of being with his dog. Did Putin simply forget, downplay, or intentionally disregard Merkel’s cynophobia? We will never know for certain. However, he has recently apologized formally to the former Chancellor. Merkel, for her part, never said anything at the time.</p>
<p style="font-weight: 400;">Putin speaks fluent German and Merkel fluent Russian. Could a dog have been the cause for the tension between the two political leaders? And could this incident have contributed to the strain between the two nations? Possibly. This is a strategic victory only for those who have no interest in peace between Germany and Russia. To treat cynophobia, experts recommend a progressive and gradual habituation through controlled encounters with dogs, supported by a psychotherapist or a dog trainer. This is because dog fear is often persistent, irrational and exaggerated. Here’s an urgent call to action for dog trainers: leverage your expertise and conduct controlled “encounters” — not just between people and dogs, but also between hostile political factions. The world could benefit from zooanthropology to also foster political reconciliation, sooner rather than later.</p>
]]></content:encoded>
										</item>
		<item>
		<title>EGLHE, Equine-Guided Learning and Healing Experience</title>
		<link>https://internationalsocietyofzooanthropology.org/eglhe-equine-guided-learning-and-healing-experience/</link>
				<pubDate>Wed, 20 Nov 2024 19:33:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Novello]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://internationalsocietyofzooanthropology.org/?p=2943</guid>
				<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>By Amanda Minervini</strong></p>
<div class="mceTemp"></div>
<p>Students today are facing a mental health crisis. According to surveys of college students, the percentage of students diagnosed with an anxiety disorder varies by source, but is generally between 34% and 37% according to <a href="https://www.bestcolleges.com/research/college-student-mental-health-statistics/">this article, t</a><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2666915323001968#:~:text=The%202018%20National%20College%20Health,:%2045.00%E2%80%9364.00%20%25)%20instead.">his study</a> and <a href="https://news.umich.edu/college-students-anxiety-depression-higher-than-ever-but-so-are-efforts-to-receive-care/">this article</a>  -&#62; web surveys taken by 96,000 U.S. students across 133 campuses in the 2021-22 academic year. It found that 44% of students reported symptoms of depression.</p>
<p>I was born in the city of Bari, Southern Italy, with an inexplicable passion for horses since I can remember. As an early teen and without a driving license, I frequently and in a somewhat rocambolesque manner, managed to escape the concrete of the city to spend time with horses in our beautiful Apulian countryside. At age 25, I moved to the USA and began my graduate studies, during which these happy escapes became a lot harder and infrequent but I could never completely disconnect from horses. In 2022, as an assistant professor at Colorado College, I founded a nonprofit organization, the Equine-Guided Learning and Healing Experience (EGLHE) to help students develop meaningful relationships with animals, with a special focus on equines. EGLHE is my personal approach to supporting learning while paying attention to mental health, one that fosters a deep and transformative relationship between humans and equines, and which ultimately benefits everyone involved. My goals are to uproot anthropocentrism, to nurture emotional well-being, self-awareness, and mindfulness through equine-assisted learning. I studied equine behavior and ethology, as well as Warwick Schiller’s Attuned Horsemanship, Lockie Phillips’ Emotional Horsemanship, Rupert Isaacson’s Athena and Movement Method, Masterson Method, Balance through Movement Method, and horse brain seminars. I created my own ethology-based and ethical method blending principles from each of these approaches,</p>&#8230;<div class="read-more-wrap"><a class="read-more" href="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/eglhe-equine-guided-learning-and-healing-experience/">Leggi tutto</a></div>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>By Amanda Minervini</strong></p>
<div class="mceTemp"></div>
<p>Students today are facing a mental health crisis. According to surveys of college students, the percentage of students diagnosed with an anxiety disorder varies by source, but is generally between 34% and 37% according to <a href="https://www.bestcolleges.com/research/college-student-mental-health-statistics/">this article, t</a><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2666915323001968#:~:text=The%202018%20National%20College%20Health,:%2045.00%E2%80%9364.00%20%25)%20instead.">his study</a> and <a href="https://news.umich.edu/college-students-anxiety-depression-higher-than-ever-but-so-are-efforts-to-receive-care/">this article</a>  -&gt; web surveys taken by 96,000 U.S. students across 133 campuses in the 2021-22 academic year. It found that 44% of students reported symptoms of depression.</p>
<p>I was born in the city of Bari, Southern Italy, with an inexplicable passion for horses since I can remember. As an early teen and without a driving license, I frequently and in a somewhat rocambolesque manner, managed to escape the concrete of the city to spend time with horses in our beautiful Apulian countryside. At age 25, I moved to the USA and began my graduate studies, during which these happy escapes became a lot harder and infrequent but I could never completely disconnect from horses. In 2022, as an assistant professor at Colorado College, I founded a nonprofit organization, the Equine-Guided Learning and Healing Experience (EGLHE) to help students develop meaningful relationships with animals, with a special focus on equines. EGLHE is my personal approach to supporting learning while paying attention to mental health, one that fosters a deep and transformative relationship between humans and equines, and which ultimately benefits everyone involved. My goals are to uproot anthropocentrism, to nurture emotional well-being, self-awareness, and mindfulness through equine-assisted learning. I studied equine behavior and ethology, as well as Warwick Schiller’s Attuned Horsemanship, Lockie Phillips’ Emotional Horsemanship, Rupert Isaacson’s Athena and Movement Method, Masterson Method, Balance through Movement Method, and horse brain seminars. I created my own ethology-based and ethical method blending principles from each of these approaches, especially Warwick Schiller’s Attuned Horsemanship, with a student-centered pedagogy, focusing on trauma-informed practices and the healing power of the human-animal-nature connection.</p>
<p>As a donors-supported nonprofit organization under IRC section 501(c)(3), all activities offered through EGLHE are free of charge. I believe that horses, as sentient beings, can play an essential role in promoting mental health and personal growth, which is why I focus on creating an environment where young people, especially students, can connect mindfully with horses and gain valuable insights into themselves through a relationship where horses are the leaders of the interactions, they are listened to, and the sessions develop on the equine’s own terms. My own Thoroughbred horse Jimmy (Brown Almighty, born in 2010), a horse with a past of behavioral issues, is the one who inspired me to move from a more traditional and anthropocentric way of interacting with equines, to a consent-based approach, at the basis of which there is a lot of try, mutual trust, love, and understanding.</p>
<p>With my background as an experienced educator and human/equine relations advisor, I developed the EGLHE method to integrate academic learning with the healing power of horses. The horses involved in our program are treated with the utmost care and respect. They live in species-appropriate environments, receive top-notch veterinary care, and are given the freedom to express themselves. Importantly, they also have the choice to opt out of a session if they do not wish to participate. Sessions start and develop through observations and asks, never with demands.</p>
<p>At the heart of EGLHE is my belief that equines are highly emotionally intelligent beings who can play an essential role in supporting mental health and personal growth in humans, while also gaining something themselves. It is not difficult to read signs of curiosity and willing engagement in the equines involved in sessions, and often I have observed them having excellent moods lasting even a day or two after a session. I believe horses also benefit from the activities of this program because they enjoy our efforts to understand their requests, collaborating for a game, or communicating how and if they want to play, be touched, scratched, or left alone. I work with a wide range of people, although my specialization is college students, to create an environment where they can learn to connect mindfully with horses and, through this connection, gain insights into themselves. The horses involved in the program (as of today they are a Thoroughbred, a Mustang, and 5 miniature horses), are treated with the utmost care and respect, living in species-appropriate environments and receiving the best possible veterinary care. Horses are also given the freedom to express themselves, and they also have the choice not to participate in a session should they feel that way. However, typically horses are asked to participate in 1-3 sessions per month, with each session lasting about 1.5 hours. Until now, they all have chosen every time to leave their pasture, mates, and food to come and play with humans. Whenever possible, the EGLHE activities are conducted with horses at liberty (for safety issues, and because we operate at a boarding facility which we do not own, when moving from one area to another we have to lead horses with halters and lead ropes).</p>
<p>I rooted EGLHE in the principles of Equine-Assisted Learning (EAL), a field that has demonstrated promising results in improving mental health, particularly for individuals dealing with trauma, anxiety, ADHD, and PTSD. Although my EGLHE method is relatively new, there is a growing body of research supporting the effectiveness of EAL in enhancing emotional regulation, focus, and interpersonal skills. As an educator whose training includes autism-awareness, I have been able to find common principles between student-center pedagogies (including pedagogies focused on neurodiverse students) and attuned horsemanship. For example, both humans and equines learn better if they feel safe, well-rested, and in a supportive environment, but how many educators are truly aware of the emotional state of each students, each day? Additionally, both humans and equines benefit from a learning environment that allows for freedom of physical movement. This is something neuroscientists have known for a long time, and yet we still make our students sit at their tables for hours (I make efforts to set up a much more active classroom, and I would really welcome the support of my college administration to fund the necessary changes, as well as the EGLHE activities).</p>
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<p><strong><em>EGLHE&#8217;s Mission and Goals</em></strong></p>
<p>EGLHE&#8217;s foundational goals are multifaceted and focus on both mental health and fostering a deeper connection between humans and horses. The program seeks to:</p>
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<li><strong>Support Mental Health and Focus</strong>: Recognizing the therapeutic effects of horses on individuals, EGLHE works to improve students&#8217; emotional well-being, particularly in areas like anxiety, PTSD, and ADHD. Even students who do not have identifiable mental health conditions benefit from the calming, grounding presence of the horses.</li>
<li><strong>Develop Self-Awareness and Empathy</strong>: Students engage in activities that promote self-reflection, non-judgmental connection, and empathy. By observing and interacting with the horses and with each other in a beautiful, natural environment, students learn to acknowledge and regulate their own emotions and reactions, as well as how to recognize and respond to the emotions of others, both human and non-humans, which helps them achieve emotional and somatic congruence.</li>
<li><strong>Encourage Mindful Interactions</strong>: The program encourages students to interact with horses in a way that respects their autonomy and equality. The emphasis is on mindfulness—being present in the moment and engaging with the horse in an authentic, congruent, and non-hierarchical way.</li>
<li><strong>Teach Non-Hierarchical, Relational Horsemanship</strong>: One of the core philosophies of EGLHE is that horses are not tools to be trained for a goal decided by a human, but sentient beings with their own needs, desires, and boundaries. The program emphasizes a partnership approach with the horse, where both the human and the horse work together and the horse’s input is taken seriously and with careful consideration. This philosophy challenges traditional notions of &#8220;training&#8221; and promotes a more equitable and compassionate interaction. It also shows how equines may have valuable lessons for us humans if we are willing to listen and put the time it takes (what I call “horse time”).</li>
<li><strong>Have Fun</strong>: While mental health and learning are central to the program, EGLHE also strives to make the experience enjoyable for both equines and humans. It recognizes that joy, play, and fun are crucial components of personal growth and healing for everyone involved. The addition of five mini horses to the program, in collaboration with our sister organization, The Biscuit Buddies, has added a notable “cute factor” that, however, does not diminish in any way the stakes of being in a relation with a different species.</li>
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<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Key Principles of EGLHE</em></strong></p>
<p>The EGLHE method is underpinned by several guiding principles that inform both the interactions between humans and horses, as well as the relationships between students and their own learning processes. These principles include:</p>
<p>&#8211; <strong>Attunement</strong>: This refers to the emotional connection between individuals—human and horse alike. According to Sarah Schlote, a trauma and attachment psychotherapist, attunement involves &#8220;being seen, being heard, feeling felt, and getting gotten.&#8221; It is about recognizing and responding to the emotional states of others with sensitivity and care. Horses, being highly perceptive animals, excel at attunement, making them ideal partners in therapeutic learning.</p>
<p>&#8211; <strong>Connection</strong>: Gareth Mare, the founder of Heartfelt Horsemanship, defines connection as a horse knowing that any request made of them is considerate of their well-being and safety. This principle highlights the importance of mutual respect in human-animal relationships and aligns with EGLHE’s emphasis on equality and mindful interaction. I learned more ways of connecting with equines from Warwick Schiller, recently featured on the NY Times Magazine: https://www.nytimes.com/2024/11/12/magazine/warwick-schiller-horses.html</p>
<p>&#8211; <strong>Horsemanship</strong>: Mark Rashid, an expert in humane horsemanship, states that &#8220;horsemanship is the art of mastering our own movements, thoughts, emotions, and behavior, not the horses.&#8221; This definition reinforces the idea that true horsemanship is about self-awareness and self-regulation, rather than dominating the animal. In the EGLHE program, the focus is on understanding the horse’s needs and behaviors, not controlling them.</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Student Experiences with EGLHE</em></strong></p>
<p>The feedback from students who have participated in EGLHE is overwhelmingly positive. Many students say that their experiences with the horses during EGLHE sessions have helped them feel more calm, centered, and emotionally grounded. For example, students who experience anxiety, particularly around exams, have shared that spending time with the horses helped them relax and focus, reducing their stress levels. Some students noted that interacting with the horses helped them sleep better, as they no longer felt as anxious when they returned to their dorms. Several students also mentioned the therapeutic benefits of connecting with a sentient animal in a mindful and non-judgmental way. They observed how horses like Jimmy respond carefully to human cues, and many noted how their interactions with him helped them develop a deeper understanding of how much more there is to understanding animal behavior and mutual communication. Some students who had previous experience with horses were struck by how different the EGLHE approach was from traditional methods of &#8220;training&#8221; horses. They appreciated the non-hierarchical interaction, where the horse was seen as an equal partner, rather than an animal to be controlled. The key is listening, not “whispering” to horses. In addition to the emotional benefits, students also learned valuable lessons about patience, empathy, and communication. Through the process of leading and working with the horses, they became more attuned to their own emotional responses and began to see how their feelings and behaviors impacted others. This understanding of non-verbal communication and empathy extends beyond the interactions with horses and influences students&#8217; relationships with their peers and academic work.</p>
<p>Students who have been part of the program have made a short documentary to describe their experiences. Available for free on the EGLHE website, https://amandaminervini.weebly. com/eglhe.html it won the Best Student Documentary Award at the Equus International Film Festival, Dillon, MT in September 2024.</p>
<p>For more information and donations, please visit:  https://amandaminervini.weebly. com/eglhe.html</p>
<p>Photocredit: Photos 1, 2, 4, 5 by Lonnie Timmons III; all other photos are by the author.</p>
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<figure id="attachment_2944" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-1.jpg"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-2944" src="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-1-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" srcset="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-1-300x200.jpg 300w, https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-1-768x515.jpg 768w, https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-1-800x533.jpg 800w, https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-1-90x60.jpg 90w, https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-1-400x268.jpg 400w, https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-1.jpg 925w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Photo – 1 An EGLHE session for First Year Students, 2022.</figcaption></figure>
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<figure id="attachment_2946" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-2.jpg"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-2946" src="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-2-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" srcset="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-2-300x200.jpg 300w, https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-2-768x515.jpg 768w, https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-2-800x533.jpg 800w, https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-2-90x60.jpg 90w, https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-2-400x268.jpg 400w, https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-2.jpg 834w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Photo 2 – Equine Guide Jimmy, off-the-track Thoroughbred with a past of behavioral issues, walks intentionally towards the students next to Dr. Minervini. He is free to decide whether or not he wants to join a session.</figcaption></figure>
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<figure id="attachment_2948" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-3.jpg"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-2948" src="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-3-300x154.jpg" alt="" width="300" height="154" srcset="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-3-300x154.jpg 300w, https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-3-400x205.jpg 400w, https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-3.jpg 742w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Photo 3: The Biscuit Buddies on the Colorado College campus quad after visiting students in Dr. Minervini’s classroom.</figcaption></figure>
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<figure id="attachment_2950" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-4.jpg"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-2950" src="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-4-300x226.jpg" alt="" width="300" height="226" srcset="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-4-300x226.jpg 300w, https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-4-400x302.jpg 400w, https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-4.jpg 501w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Photo 4 &#8211; 7-month old miniature colt Pickles attends one of Dr. Minervini’s classes held at the Colorado College campus in Colorado Springs, CO, December 2023.</figcaption></figure>
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<figure id="attachment_2952" style="width: 253px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-5.jpg"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-2952" src="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-5-253x300.jpg" alt="" width="253" height="300" srcset="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-5-253x300.jpg 253w, https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-5-400x474.jpg 400w, https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-5.jpg 641w" sizes="(max-width: 253px) 100vw, 253px" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Photo 5 – Jimmy, at liberty, enjoys a moment of mindful connection with students, 2022.</figcaption></figure>
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<figure id="attachment_2954" style="width: 226px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-6.jpg"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-2954" src="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-6-226x300.jpg" alt="" width="226" height="300" srcset="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-6-226x300.jpg 226w, https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-6-400x532.jpg 400w, https://internationalsocietyofzooanthropology.org/wp-content/uploads/2024/11/Picture-6.jpg 632w" sizes="(max-width: 226px) 100vw, 226px" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Photo 6 &#8212; Jimmy meets Julian (on the left) and Henrich Berkhoff (on the right), visiting from Germany, summer 2023.</figcaption></figure>
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		<title>Esperto in Zooantropologia Applicata</title>
		<link>https://internationalsocietyofzooanthropology.org/esperto-in-zooantropologia-applicata/</link>
				<pubDate>Sat, 09 Nov 2024 12:19:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Cosetta Veronese]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Corsi e seminari]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://internationalsocietyofzooanthropology.org/?p=2864</guid>
				<description><![CDATA[<p><strong>Corso in partenza a inizio 2025 </strong></p>
<p>Un percorso completo per la formazione di operatori in grado di progettare interventi in tutti gli ambiti della zooantropologia applicata, dall’area educativa a quella co-terapeutica, dalla zooantropologia urbana alla consulenza familiare.</p>
<p>Oggi i servizi di zooantropologia applicata sono sempre più richiesti a causa della mancanza di conoscenze specifiche di relazione con le alterità animali e nel contempo in virtù dell’interesse sempre più acceso nei confronti delle altre specie.</p>
<p>Questo corso offre una panoramica ricca rispetto a tante tipologie di animali e a tante situazioni in cui può essere applicato l’approccio zooantropologico.</p>
<p>Si tratta di un corso utile a coloro che lavorano nelle scuole o negli IAA, a chi svolge consulenza familiare nell’ambito della relazione con il cane e/o con il gatto, a chi svolge attività nel settore dell’integrazione degli animali nel tessuto urbano.</p>
<p>&#160;</p>
<p>&#160;</p>&#8230;<div class="read-more-wrap"><a class="read-more" href="https://internationalsocietyofzooanthropology.org/esperto-in-zooantropologia-applicata/">Leggi tutto</a></div>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Corso in partenza a inizio 2025 </strong></p>
<p>Un percorso completo per la formazione di operatori in grado di progettare interventi in tutti gli ambiti della zooantropologia applicata, dall’area educativa a quella co-terapeutica, dalla zooantropologia urbana alla consulenza familiare.</p>
<p>Oggi i servizi di zooantropologia applicata sono sempre più richiesti a causa della mancanza di conoscenze specifiche di relazione con le alterità animali e nel contempo in virtù dell’interesse sempre più acceso nei confronti delle altre specie.</p>
<p>Questo corso offre una panoramica ricca rispetto a tante tipologie di animali e a tante situazioni in cui può essere applicato l’approccio zooantropologico.</p>
<p>Si tratta di un corso utile a coloro che lavorano nelle scuole o negli IAA, a chi svolge consulenza familiare nell’ambito della relazione con il cane e/o con il gatto, a chi svolge attività nel settore dell’integrazione degli animali nel tessuto urbano.</p>
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