Culturale

 

La zooantropologia culturale si occupa di analizzare le espressioni tecnologiche e culturali dell’essere umano alla luce di una nuova visione relazionale e contaminatoria.

In ossequio all’impostazione della zooantropologia teorica si ritiene che le altre specie animali abbiano influenzato profondamente la dimensione culturale umana, per cui non è possibile comprendere le diverse espressioni dell’essere umano limitandosi esclusivamente al perimetro delle qualità di Homo sapiens. Secondo l’impostazione zooantropologica la cultura è un frutto ibrido, esito dell’incontro con altre specie, e non un’espressione autarchica ed emanativa dell’uomo. Da qui il prendere distanza dall’approccio tradizionale dell’antropologia, che pretende di fondare l’ontologia umana in modo solipsistico.

 

 

La cultura è, al contrario, la testimonianza più esplicita del fatto che l’essere umano non è impermeabile rispetto al mondo della natura, per cui la sua condizione è la risultante della sua immersione e contaminazione con essa. La zooantropologia culturale rigetta quindi quella visione essenzialista secondo cui la cultura risulterebbe dall’eccezionalità ontologica, e quindi dalla superiorità, della nostra specie.
Secondo la zooantropologia, i fenomeni culturali – dall’arte alla tecnologia – sono il prodotto di una reciprocità d’incontro-confronto, dell’ispirazione che le alterità ci suscitano, dell’interesse meravigliato che la nostra specie sente nei confronti degli altri animali.

 

 

 

Le altre specie hanno costituito per l’uomo il perno attorno al quale è ruotato lo sviluppo tecnologico e culturale senza il quale la nostra specie non avrebbe potuto superare il retaggio filogenetico. Canto, musica, danza, tatuaggi, acconciature, maquillage, religioni, culti, tecnologie come il volo, pratiche sportive come il nuoto o il salto, sono nate da curiosità, osservazione, meraviglia, invidia e quindi desiderio di emulare gli animali non-umani.