Teorica


La zooantropologia è una disciplina che studia la relazione intersoggettiva tra l’essere umano e le altre specie nelle diverse dimensioni d’incontro e nel valore referenziale che ne può scaturire. Per la zooantropologia si tratta di un evento speciale che non può essere interpretato attraverso le tradizionali chiavi di lettura negligenti il carattere d’intersoggettività e di referenzialità. In questo senso la zooantropologia si discosta da:

a) la visione stimolativa o surrogatoria propria dell’approccio psicologico tradizionale;

b) la visione strumentale – l’animale “buono-da” – propria dell’approccio antropologico e zootecnico;

c) la visione interattiva di marca etologica o ecologica che valuta il rapporto in termini di specie e non d’individui.

 

La zooantropologia nasce intorno agli anni ’90 grazie alle ricerche in Francia di Hubert Montagner sul valore educativo dell’incontro tra bambino e animale e alle ricerche di Roberto Marchesini in Italia sul significato ibridativo della relazione tra l’uomo e l’alterità nella costruzione dei predicati umani (Despret 2004; Lestel 2004; Marchesini 2005; Iacub 2011; Martinelli 2010; Sax 2013).

La differenza fondamentale tra la zooantropologia e le altre aree di ricerca sul rapporto uomo-animale (Antrozoologia, Animal Studies, Critical Animal Studies) è il rifiuto di un approccio multidisciplinare e la costruzione di una propria struttura epistemologica basata su alcuni fondamenti:

1) la lettura dell’eterospecifico come alterità ovvero come entità che nella diversità è comunque dotata di soggettività;

2) il concetto di relazione dialogica tra l’essere umano e l’eterospecifico;

3) l’ammissione di una molteplicità di piani d’incontro con l’alterità animale – dimensioni di relazione – e quindi il rifiuto di un unico piano di causalità;

4) l’idea che la relazione con l’eterospecifico metta a disposizione dei contributi di cambiamento per l’essere umano ovvero la presenza di una “referenza animale“;

5) l’ipotesi che l’incontro con l’eterospecifico possa assumere non solo un aspetto fenomenico ma possa essere un’epifania ovvero un’ispirazione per l’essere umano;

6) l’ammissione che i predicati umani di origine culturale vadano considerati come frutti ibridi derivati dall’incontro con gli eterospecifici e non come esiti emanativi dell’uomo.